Scritti di Dario Dall'Olio: |
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MARCO DA MEL (Marco da Mello) 1496-1583
Tentare di delineare compiutamente la figura di un artista del `500 qual e quella di Marco da Mel, è senza dubbio un compito non semplice ma certa mente stimolante. A distanza di un ventennio dal corposo lavoro di Daniele De Paoli (tesi università di Venezia A.A. 1973-74) stanno emergendo continue e nuove valutazioni ed attribuzioni che contribuiscono a tracciare un percorso pittorico sempre più completo. Figlio di Antonio Rosso (1450-1510), noto artista sceso dal Cadore con un messaggio artistico di stampo tolmezzino, mitigato successivamente nei modelli veneziani del bellunese (con uno spiccato carattere quattrocentesco), si scosta dall’espressione del padre alla ricerca di una nuova personale espressione legata alla natura e alla architettura: uomo e natura, poli su cui graviterà tutta la sua produzione. Lavorò, scambiando esperienze, assieme al fratello Giovanni (1480-1549) nei numerosi piccoli oratori anche di grande impegno, come nel ciclo di Sant`Autonio di Bardies. Già nel 1518 era talmente noto da fregiarsi del titolo di "magister". (nell'inedita recente scoperta da parte dello scrivente dell'affresco nella chiesa sconsacrata di San Giovita e Faustino di Bolago datata 8 di giugno 1524 si ribadisce la presenza dell'artista nell'area del bellunese .) Si trasferisce a Feltre nel 1527 dove affina la sua vena artistica a contatto con Lorenzo Luzzo che vi aveva portato il moderno linguaggio giorgionesco veneziano. Si dimostra aperto alla contemplazione della natura che sa riportare attraverso l’accorto digradare dei toni in gustosi brani paesaggistici di indubbia eleganza grafica e cromatica come è dato a vedere, ad esempio nella "scena di caccia" di palazzo Villabruna, oggi Museo Civico feltrino. La pala di Umin (1531), esprime il senso del paesaggio libero da inquadrature architettoniche, diviso nel primo piano dal consueto drappo verde scuro, sorretto da putti e messo di sfondo alla Vergine sul trono (De Paoli) e in cui si crea un’aria di vita per il dialogo che si instaura tra le figure. Altre opere le realizza per la chiesa di Servo (11 battesimo di Cristo, 1554) e per San Giorgio di Sorriva di dovrarnonte (Madonna tra San Giorgio e Vittore,1538). Si estrinseca nel paesaggio e fra gli elementi architettonici nelle pareti della Chiesa di San Bartolomeo di Villapiana di Lentiai (1540) Ma la maturità artistica la esprime con quella che si può considerare l`opera pittorica più completa realizzata per la sala maggiore del Municipio di Mel. "Date a M.o Marco depentor per depenzar la sala del palazzo del 1545lire 5O" cita uno scritto dell`archivio municipale. Nella parte centrale delle due pareti maggiori sono rappresentati due episodi dell`Orlando Furioso (Nino Sartori) Si pensi: non erano ancora trascorsi dodici anni dalla morte dell’Ariosto e soltanto tredici ne erano passati da quando era uscita a Ferrara l'ultima edizione della sua opera corretta e ampliata di nuovi canti che già due episodi del Poema venivano affrescati nella cittadina della valbelluna. Nel riquadro meglio conservato è raffigurato l`episodio in cui Bradamante, giovandosi dell`anello fatato tolto al nano Brunello legato all`albero, si appresta a sconfiggere il mago Atlante che cavalca l’ippogrifo. Tutto il salone è decorato con "grottesche", fantastiche rappresentazioni. che interpretano pienamente “le donne, i cavalieri, l`arme e gli amori... io canto". Lascia a Belluno, intorno alla metà del secolo, alcuni frammenti apparsi in una sala della casa Doglioni (ora sede della filiale dell`Ambrosiano Veneto) in cui disegna rapide figurette, entro una metrica spaziale nuova costruita con elementi architettonici in prospettiva aperti su scorci paesistici (G, Dalla Vestra). Realizza con l`aiuto della sua avviata bottega parecchi importanti affreschi sulle facciate di palazzi feltrini, quali palazzo Muffoni, palazzo Cantoni, palazzo Pasole, voluti da famiglie che, con i Villabruna, alla metà del Cinquecento, erano legate da vincoli di consorteria e parentela, in un momento in cui la città poteva finalmente godere di pace e di prosperità (A Paola Zugni -Tauro). In una fase avanzata della sua attività realizza per la chiesetta di San Martino, sulla collina di Castelcies di Cavaso (1568), con un linguaggio ormai semplice e di immediata rispondenza devozionale. una numerosa rappresentazione di Santi. Allo steso anno sembra potersi ascrivere la lunetta affrescata sopra la porta di ingresso della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Feltre. A Marco da Mel si attribuisce inoltre l’esecuzione di un capitello a San Pietro di Barbozza (identificato da Giorgio Mies) che raffigura una Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista e San Pietro. Ad Asolo inoltre, nella chiesa di Santa Caterina, nel pregevole ciclo di opere da poco restaurate, in alcuni personaggi armati sarebbe riconoscibile la mano del fratello Giovanni da Mel come ha suggerito recentemente Giorgio Fossaluzza. Inoltre nelle chiese di Umin e Lasen nel feltrino, durante i restauri sono da poco apparsi altri importanti cicli di affreschi in corso di studio,attribuibili a Marco da Mel, un artista che se debitamente indagato non mancherà di riservare ulteriori sorprese. Segnaliamo di seguito due recenti nuove attribuzioni pervenutoci quando già la rivista era corso di stampa: ln un palazzo in via Paradiso a Feltre. a pochi passi dal Museo Rizzarda. vi è una piccola cucina, ricavata evidentemente in un più ampio salone: qui si sono conservati miracolosamente alcuni frammenti di scene di paesaggio la cui quieta armonia, il dolce cromatismo l`essenzialità di elementi architettonici di una cittadella turrita. le rive sinuose di un corso d’acqua non possono che far pensare alla mano di Marco da Mel e all`affresco eseguito nel Palazzo Municipale di Mel nel 1545. Non è possibile dimenticare in questo frammento di pittura rimasto in casa Dal Pont,l`esile figurina che spinge il suo modesto carico su un somarello e che trova singolare contatto con quella presente nella chiesetta di Castelcies, affrescata nel 1568. 11 valore dell`opera feltrina risiede quindi in questo collegarsi, anche temporaneamente "come ponte" tra il pregevole ciclo di Mel e l'opera più tarda delle colline asolane. Al civico 7 di Via Luzzo nel centro storico di Feltre sotto uno spesso strato di antichi intonaci, nel corso del restauro del fabbricato, curato dall`arch.Sergio Casagrande, sono apparsi affreschi di pregevole fattura: si tratta di un lungo fregio a grottesca con motivi fito—zoomorfi. L`autore, per la qualità del dipinto e per alcuni riscontri formali, potrebbe essere identificato in Marco da Mel che nel 1545 ebbe l’incaric0 di dipingere l’intero salone del Municipio a Mel. Qui, sopra le grandi scene parietali che rafigurano in ampi paesaggi episodi tratti dall’0rlando Furioso, si snodano fregi di un bestiario fantastico con mostri alati, profili fantastici, mascheroni, diavoli barbuti, immagini di animali dal volto umano che non stenteremmo a definire "burosauri" (forse una pacata satira di rappresentanti politici del tempo?). In molte di queste raffigurazioni si trovano precisi riscontri cromatici, dal segno grafico delicato e preciso che si possono riscontrare nel ciclo del palazzetto feltrino. Certamente il completamento del restauro potrà riportare allo splendore quest’opera che, se studi più approfonditi ne confermeranno l’attribuzione, avrà un importantissimo valore per lo studio e la riqualificazione dell'opera dell’artista zumellese. (Nel 2010 lo scrivente all'interno del Palazzo Pasqualigo in Via Mezzaterra a Feltre a seguito degli accurati restauri effettuati dal proprietario Luciano De Riz , individuava nei tromp l'oeil divisi da colonne le rappresentazioni enfatiche di paesaggio dell'amata Valbelluna ). Dario Dall’Olio n.b i corsivi tra parentesi descrivono le recenti scoperte
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